Layer
20 Aprile 2020

Layer è un gioco sulla percezione della realtà. La tecnologia digitale ha portato la fotografia alla portata di tutti, i software di modellazione sono in grado di produrre immagini estremamente reali. Abbiamo ancora bisogno della realtà, siamo sicuri che ciò che vediamo attraverso le immagini sia ancora lo specchio fedele?

Mi interrogo sul ruolo delle immagini, delle rappresentazioni digitali del mondo che ci circonda.

Il processo di manipolazione delle immagini diffuso soprattutto nella fashon photograpy ha contaminato ormai tutti gli ambiti della fotografia commerciale, complice l’incredibile evoluzione tecnologica del nuovo secolo. Gli stessi dispositivi mobili sono programmati su un modello di immagine estremamente patinata. Rossi tramonti e foto notturne luminosissime si possono ormai catturare con qualsiasi telefono senza applicare filtri, senza nemmeno dotarsi di un cavalletto. Donne statuarie, architetture incredibilmente perfette, paesaggi incontaminati sono in realtà normalissimi scorci del territorio antropizzato. Questo ha inevitabilmente prodotto una nostalgia che porta poi le persone ad applicare una patina inversa, filtri fotografici retrò per rendere imperfetto ciò che nasce per ottenere l’esatto opposto, come se una fotografia perfetta non suscitasse più nessuna emozione, nessuno stupore.

Layer è un progetto di stratificazione. La realtà si sovrappone alla realtà per disegnare uno spazio impossibile, indigesta nella sua complessità ed assimilabile solo per parti. Non è forse lo specchio della società dei consumi nella quale viviamo?